sabato, 05 luglio 2008
E alla fine, l’estate è arrivata. Le nuvole si erano diradate dai cieli di Varese, e anche io ero più sereno. Nella mia vita, con l’inizio della nuova stagione, sembrava essersi aperta una breccia di luce, tra nubi cariche di fulmini.
Mauro e Mirko erano già ai ferri corti. Complice una situazione di partenza non certo favorevole, i valori morali di Mirko, i sensi di colpa, e tutto quello che può esserci intorno ad una situazione ambigua, il breve flirt dei due piccioncini era svanito come una bolla di sapone. Non ne ero certo contento. Se provi un affetto sincero per un amico al quale sei particolarmente legato, e hai il sospetto che non si tratti di semplice affetto, ma di qualcosa di più, i suoi insuccessi sentimentali colpiscono anche te, inaspettatamente. Di questo ero stupito. In una situazione normale, avrei reagito gioendo, eppure, in questa circostanza i miei sentimenti erano sorprendenti.
Ancor più sorprendente era la razionalità con la quale ero riuscito a trovare la via di fuga verso la mia salvezza. Mi ero auto convinto che Mirko poteva essere sì, un ottimo amico, ma non un buon compagno di vita. Innanzitutto mancava da parte sua quel certo “non so che” chiamato “cotta”. E poi, a coppia ufficializzata, avrei cominciato a chiedermi se non fosse stato meglio lasciare le cose come prima. Gli amici possono diventare amanti, ma dopo questo primo passaggio, tornare indietro è quasi impossibile. L’ avevo provato sulla mia pelle, ed era stata una situazione davvero penosa. E anche tra me e Mirko c’era stato il reale rischio di un distacco permanente.
Non sto più male. Adesso, con mente lucida e razionale, con la consapevolezza che Mirko è vicino a me, sempre e comunque, non ho niente da temere. Ho un punto di riferimento forte, e non è roba da poco.
C’era soltanto un piccolo problema. Non potendo avere Mirko come fidanzato, per non ricadere nella trappola del “sedotto e abbandonato”, avrei dovuto cancellare il ruolo di Mirko nel film “Tony, un ragazzo innamorato (e non ricambiato)”.
E allora, alla domanda “Cosa fare per scacciare il fantasma della tua cotta non ricambiata?”, avevo trovato una risposta bizzarra. Ma valeva la pena di attuare il piano d’emergenza…
A pochi giorni da un altro compleanno, non avevo più il magone…
Minako82 - 16:29 -
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venerdì, 04 luglio 2008
Oggi è il mio compleanno... ne faccio 26!
Minako82 - 15:38 -
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giovedì, 03 luglio 2008
Stagione QUATTRO
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04X01-Un ragazzo vincente.
04x02-Prevedibili imprevisti.
04x03-I want love.
04x04-L’amore non è per tutti.
04x05-Un incontro fortuito.
04x06-Basta dire sì...
04x07-Per non andare a fondo.
04x08-Paura del buio.
04x09-Provaci ancora, Tony!
04x10-Animal istinct.
04x11-Perdere un amico.
04x12-Colpa e condanna.
04x13-Ricominciare da zero.
04x14-Un ragazzo e il suo sogno.
04x15-La prova.
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04x16-Uno di troppo.
04x17-Tradimento!
04x18-Buone e cattive prospettive.
04x19-Can we still be friend?
04x20-L’odore di una notte.
04x21-Lettera a mia madre.
04x22-Gelosia.
04x23-Immagine riflessa.
04x24-Biglietto di sola andata.
04x25-Sliding doors.
04x26-Ragione e sentimento.
04x27-La signora con i denti rosa.
04x28-Meravigliosa creatura?
04x29-Essere e volere.
04x30-Pioggia su di me.
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“Cosa può fare un ragazzo "lupo solitario" innamorato dell'amore che non riesce a trovare un rapporto stabile? Se poi questo ragazzo è gay le cose si complicano... Le situazioni sono equivoche e ambigue... C'è la paura di lasciarsi andare, di star male. E poi magari i ripensamenti e i rimpianti... Ma un lupo solitario potrà un giorno non essere più solo?”
L’anno scorso, mi ponevo questo terrificante quesito. Mi chiedevo se la felicità fosse a portata di mano anche per il sottoscritto. Mi chiedevo se avrei trovato qualcosa per cui valesse la pena sorridere. Mi chiedevo soprattutto, se il mio stato di “lupo solitario” era qualcosa di genetico, e quindi definitivo, oppure, una brutta caratteristica del mio carattere che potevo cambiare.
Oggi, è incredibile pensare a come siano cambiate le cose. Ho capito l’importanza di avere degli amici, non sono più solo, ho capito che lasciarsi andare non significa essere più vulnerabili, ho capito che tipo di rapporti devo evitare. Infine, ho capito anche che le persone importanti, sono quelle che riescono a farti piangere senza farti necessariamente del male.
A volte ci penso. A quasi 26 anni mi sono accorto dell’importanza di avere qualcuno intorno. Per anni ho confuso l’amore con l’amicizia… Nelle persone importanti ho sempre visto il possibile “fidanzato”. Non mi sono mai posto il dubbio sul ruolo di tale persona, perciò ho sempre incasinato tutto. Mi convincevo di essere davvero solo, e di essere circondato di gente stronza che non mi capiva. Ora le cose sono diverse.
La primavera è la stagione che preferisco. Il risveglio della natura mi mette di buonumore… In questa stagione, fatico ad essere infelice. Pensieri negativi e paure sembrano assopirsi davanti all’energia della rinascita, specie se arriva inaspettata. E allora che importa non avere un padre, avere sempre pochi soldi a disposizione, non avere il fidanzato, non avere una figura di riferimento… Non importa ammettere a sé stessi di aver paura di perdere ciò che si ha e ciò che si rischia di perdere ogni giorno, da un momento all’altro.
E i ricordi. Quei flash-back che per tante serate mi hanno assalito, ora hanno un sapore diverso. La malinconia è un gusto che ho conosciuto molto bene. Può addirittura avere un buon sapore, ma a lungo andare logora. Ora, con il senno di poi, ripensare a certe esperienze, a certe persone, è come rivedere un film con un finale alternativo. Una vita uguale, ma apparentemente diversa.
Un anno fa’, quando cominciai a scrivere, mi convinsi che era l’unico modo per comunicare con me stesso. Non potevo avere un’idea migliore, effettivamente. Scrivendo pagine e pagine della mia vita, aprivo il mio cuore e la mia mente in uno spazio in cui non potevo censurarmi. Le dita sulla tastiera scrivono parole che escono dalla mia testa istintivamente. Nella scrittura non c’è alcuna forma di controllo. Perché poi dovrebbe essere il contrario?
A rileggere ciò che ho scritto in questi dodici mesi, è buffo pensare ai cambiamenti avvenuti: una vita sociale più movimentata, un avanzamento di carriera che potrebbe portarmi molto lontano… Era quello che volevo dalla vita, e di questo ne sono davvero felice. La felicità… E’ un concetto davvero astratto, indefinibile, dai contorni distorti. Mi sono sempre detto che per essere davvero felice, ho bisogno dell’appagamento, della realizzazione in ogni settore della mia vita. Ora, dopo parecchio tempo, sento di essere vicino a questo mio obiettivo… Comincio a circondarmi di brave persone, ho un lavoro stressante ma stimolante in cui sto facendo qualche passo avanti. Cosa manca? L’amore? Arriverò anche a realizzarmi in quello… Promesso.
domenica, 29 giugno 2008
Cosa può fare un ragazzo "lupo solitario" innamorato dell'amore, che non riesce a trovare un rapporto stabile? Se poi questo ragazzo è gay, le cose si complicano... Le situazioni sono equivoche e ambigue... C'è la paura di lasciarsi andare, di star male. E poi magari i ripensamenti, i rimpianti... Ma un lupo solitario, potrà un giorno non essere più solo?
Alone Again, stagione 5, l'ultima. Perchè una domanda, ha sempre una risposta...
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giovedì, 26 giugno 2008
Non smetteva di piovere. Dopo il maggio più piovoso degli ultimi duecento anni, anche i primi giorni di giugno non promettevano niente di buono. Con desolazione e rassegnazione guardavo il mondo esterno dal finestrino della mia Ford Ka, e mi chiedevo quando tutta questa pioggia avrebbe smesso di cadere. Soltanto un po’ di sole avrebbe potuto confortarmi in giornate come queste.
Non avevamo ancora avuto un confronto, io e Mirko. O almeno non dal vivo. Parlare al telefono, di una situazione così delicata, era diventato esasperante. Più cercavo di apparirgli sereno, più alla fine della conversazione avevo il morale sotto i piedi. La confusione, la tristezza, continuavano ad attaccarmi ogni volta che sentivo la sua voce. Giorni prima, sotto una pioggia torrenziale, avevo raggiunto il limite. Dopo aver sentito Mirko parlare dei suoi dubbi riguardo all’avventura con Mauro, ero stato travolto dallo sconforto più assoluto. Erano le 19,30 di un pomeriggio noioso; sarei dovuto tornare a casa, ma prima ho telefonato a mia mamma per sapere se avesse bisogno di qualcosa all’ipermercato. Nel momento stesso in cui ho cominciato a parlare con lei, ho cominciato a respirare affannosamente e a vedere tutto opaco. Stavo piangendo e cercavo di farlo silenziosamente. “Ma stai piangendo?”, ha chiesto mia mamma. Non riuscivo più a nasconderlo. In piedi, accanto all’ingresso principale di un centro commerciale, stavo piangendo al telefono con mia mamma.
Dopo quel pianto, asciugate le lacrime, ma con gli occhi visibilmente rossi, mi sentivo in imbarazzo. Pensavo a cosa avessero potuto pensare i presenti, quel tardo pomeriggio. Avranno pensato che avevo il cuore infranto? Il dolore può essere tanto comprensibile agli occhi degli altri?
Ora, in macchina, sentivo una certa agitazione, mentre aspettavo l’arrivo di Mirko, in macchina. Mentre fuori la pioggia cadeva copiosa, cercavo di immaginare quello che ci saremmo detti stasera. Non potevo fare a meno di pensare che anche ora, ero inappropriato in qualcosa. Indossavo una camicia semi - hawaiana, che sembrava voler richiamare un’estate che non ne voleva sapere di farsi viva.
Basta questo pensiero a distrarmi, ma appena vedo la macchina di Mirko, torno subito con i piedi per terra. Gli vado incontro correndo, perché un po’ infreddolito. Non appena mi vede, Mirko mi cede la sua felpa. Effettivamente, devo dire di avere esagerato. Imbarazzato e contento, con la sua felpa addosso, ci incamminiamo verso il pub; noto però che anche lui è visibilmente imbarazzato. Deve dirmi qualcosa… “Non ti arrabbiare… Siccome non volevo che la serata fosse troppo tesa, ho invitato anche Mauro e Alberto…”. Lo sapevo… Mi sembrava troppo bello per essere vero. Pensavo ad una serata tranquilla, fatta di chiarimenti. Quello che Mirko aveva detto, non aveva molto senso. Non ero arrabbiato con lui e non sarebbe successo niente di spiacevole. Eppure, invitando Mauro e Alberto, voleva evitare un confronto con me… Sono quasi tentato di dire “Pazienza…”, quando lui aggiunge che Alberto ha rifiutato l’invito, quindi stasera saremo Mirko, Mauro ed io. Ora sì che sono arrabbiato.
Invitare Alberto, per alleggerire il peso di una serata che a Mirko doveva sembrare pesante, era un conto. Invitare Alberto e Mauro, e passare invece la serata con Mimì e Cocò, è decisamente troppo.
Indietreggio di qualche passo, con aria allibita, ma Mirko mi trattiene con un braccio e chiede scusa. Neanche a farlo apposta, arriva proprio Mauro. Vorrei davvero mandare Mirko al diavolo, girare i tacchi e andarmene, ma vedendo Mauro che si avvicina, penso che andarsene equivarrebbe ad una sorta di sconfitta… Sarebbe come alzare una spada e dichiarare guerra. Io non sono arrabbiato con Mauro. Sono piuttosto arrabbiato con Mirko, perché ha voluto evitare un confronto importante con me.
Ma ormai è fatta. Cerco di sorridere naturalmente quando saluto Mauro con i soliti tre bacini. Cerco di sorridere spontaneamente, anche quando sono seduto al tavolo tra i due piccioncini. Tra me e Mirko, c’è un patto: in mia presenza, nessuno scambio di gesti affettuosi. In parte, Mirko ha adempiuto ai suoi doveri, in parte no. Mentre sono seduto al pub con loro, vorrei scappare, o strapparmi occhi e orecchie per evitare qualsiasi cosa che mi possa ferire, per ciò che vedo e che sento.
La mia, è una presenza superflua, questa sera. Sono il reggi moccolo, il terzo incomodo, l’ospite indesiderato della serata. Sono in silenzio e mi guardo attorno, mentre Mauro e Mirko parlano di viaggi lontani, di serate all’opera, del gay pride milanese… Anche volendo, non potrei intervenire in modo opportuno. Non ho niente a che fare con tutto questo.
In realtà, sto cercando di distaccarmi. Mentre fuori dal portico, la pioggia continua a scendere insistentemente, cerco di guardare tutti all’infuori di Mauro e Mirko. Ogni tanto noto dei fulmini silenziosi, nel buio della notte. Penso che è quello che sta succedendo a me, in questo momento. Sono in un pub, con due amici: un ragazzo che è diventato molto importante per me, ed un amico ritrovato, dopo una storia finita da poco tempo. Sicuramente non appaio entusiasta della serata, e nonostante gli sforzi per sembrare tranquillo, nello stomaco sento delle forti tensioni; i fulmini di questa serata, dentro e fuori di me, penso.
Resisto un’intera e lunghissima ora, poi mi sembra di aver raggiunto il limite. Mirko e Mauro si scambiano sorrisi e sguardi da innamorati. E’ decisamente troppo… Così preparo il numero d’uscita per questa serata disastrosa. Comincio a sbadigliare e ad apparire stanco. Non ho a portata di mano l’orologio, e ho dimenticato il mio cellulare a casa… Allungo la mano verso il cellulare di Mirko, allora; ed è lì, che perdo discretamente il controllo. Tocco un tasto qualunque per accendere il display. Sono appena le 23. Come sfondo dell’orologio c’è la foto di Mauro, tutto sorridente. Questo è troppo.
Con la massima naturalezza, informo i ragazzi che sono stanco e che l’indomani devo alzarmi presto per andare al lavoro. Mi sfilo la felpa di Mirko e vado a pagare… Alla cassa, scalpito un po’. Ho fretta di andarmene. Pago il mio cappuccino e torno in veranda, a salutare i due piccioncini. Poi corro giù per le scale e mi trovo in strada, sotto la pioggia, con la mia camicia semi – hawaiana e l’umore sotto le scarpe. Cammino lentamente, però. Mi giro verso l’entrata del pub, sperando con tutto il cuore che Mirko mi insegui, e che almeno mi chieda scusa. Niente. Anche arrivato alla macchina, mi volto ancora una vuota. Niente. Mirko ha tradito il nostro patto, inconsapevolmente. Ha sabotato il nostro confronto e poi, sempre inconsapevolmente, ha scambiato occhiate di intesa con Mauro. Forse tutto questo non ha un senso, ma sotto questa pioggia battente, non posso che pensare che Mirko non mi ha seguito. Ha scelto Mauro.
Minako82 - 12:48 -
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mercoledì, 25 giugno 2008
"Amore o Amicizia? E' arrivato il momento del chiarimento tra me e Mirko... In una serata piovosa di Giugno, che sembra non promettere nulla di buono, camminerò sotto la pioggia con una certezza in più..."
Alone Again, stagione 4 ep. 30 "Pioggia su di me". DOMANI, solo su Splinder.
Minako82 - 14:52 -
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mercoledì, 25 giugno 2008
Avere le idee chiare su ciò che si è, e ciò che si vuole dalla vita, non è una cosa scontata. Molta gente ha dubbi su sé stessa e su ciò che vuole. Io ho la fortuna di avere una consapevolezza che a tanti manca.
Ho deciso di mettermi davanti ad uno specchio ed elencare il mio vademecum di vita. Poi, ho pensato che questa lista, era meglio scriversela. Non si tratta di una lista della spesa, ma della mia personalissima Bibbia.
Ecco cosa ho tirato fuori.
Ho 25 anni, sono un ragazzo dolce, simpatico e disponibile. Sono un lupo solitario, che si è trovato ad affrontare una vita con poche persone attorno. Ho avuto difficoltà relazionali fino ad oggi, anche se le cose sembrano stiano cambiando. Mi piace stare in mezzo ai miei amici. In mezzo agli sconosciuti, spesso, mi sento a disagio. Come se fossi un intruso.
A causa dei miei problemi di socializzazione, sono sempre stato un ragazzo piuttosto introverso e scontroso. Era una difesa per proteggermi da coloro che potevano provocarmi del male. Purtroppo, con questo tipo di barriera, non permettevo nemmeno alle brave persone di avvicinarmi. In effetti, in tutti questi anni, avrei potuto avere tantissimi amici accanto, ma sono stato molto, anzi, troppo abile ad allontanarle.
Sono tendenzialmente romantico. Un vero e proprio bravo ragazzo. La dura realtà della vita, le responsabilità, la cattiveria di certa gente, e i pessimi appuntamenti per trovare un compagno, mi hanno tuttavia reso un poco cinico. Negli anni, ho sviluppato una specie di paranoia, secondo la quale ci sarebbe una grande cospirazione verso il sottoscritto. Per questo motivo, ho una sorta di riserva sulla fiducia verso le persone che mi circondano. Non mi fido al 100% di nessuno. Nemmeno di mia madre.
Mi piacciono molto gli uomini. Non ho un tipo particolare di uomo ideale. Mi piacciono gli uomini veri, non solo nell’aspetto, ma anche nel cervello. Un uomo deve essere coraggioso nel vivere i propri sentimenti, positivi o negativi che siano. Io voglio un uomo che non abbia paura di amare e che non abbia paura di provare emozioni, che non si vergogni a piangere davanti a me, che non si faccia problemi a tirarmi una sberla, se me la merito.
Io sono un uomo di 25 anni che è in cerca dell’amore, del vero amore…, ridicolo, sconveniente…, che ti consuma! Del genere “Non posso vivere senza di te!” (parole prese dall’ultima puntata di “Sex and the City”, dette da Carrie Bradshaw). Trovo sexy gli uomini duri nell’aspetto e teneri nell’animo. Trovo sexy i tatuaggi e i piercing, senza esagerazioni. Non sopporto i fumatori, e i drogati di ogni specie. Sono cose che mi infastidiscono e mi mettono paura.
Odio i bambini e i genitori apprensivi. Le madri chiocce sono le peggiori. Crescono bambini in una campana di vetro e li trasformano in bambini pieni di paura. Al contrario, i genitori senza spina dorsale, quelli che non sanno dire “no”, cresceranno adulti arrivisti e senza scrupolo. Io ero un bambino viziato, tuttavia, sono riuscito a salvarmi in tempo.
Adoro gli animali e sono molto attaccato a Pacinko, il mio gatto, e Lupetto, il mio cane. Soprattutto verso Packy, nutro un particolare affetto. Sento le sue attenzioni come espressioni d’affetto incondizionato. Come si fa a non volergli bene?
Sono un ragazzo che si commuove guardando gli ultimi episodi di Ally McBeal e Sex & the City. Mi si inumidiscono gli occhi al pensiero dell’ultimo episodio di Alone Again che scriverò verso ottobre…
Mi commuovo quando guardo quegli stupidi programmi strappalacrime, dove ci sono famiglie divise che si riuniscono dall’oggi al domani davanti ad una telecamera. Mi da fastidio provare certe emozioni grazie alla tv…
Sono un ragazzo che piange poco, e che invece vorrebbe piangere almeno una volta alla settimana, giusto per scaricare la tensione.
La lista sarebbe molto molto più lunga di così. In realtà, ho tanto tempo per pensare a chi sono e a cosa voglio da me stesso e dalla vita. E’ un pensiero fisso, alla quale dedico parecchi momenti della mia giornata. Per il resto, continuo a viverla, la mia vita.
domenica, 22 giugno 2008
Autostima. Considerazione che un individuo ha di sé stesso. Vari studi hanno dimostrato che l’autostima si mantiene costante, ed è difficile modificarla anche se le prove oggettive smentiscono la concezione soggettiva che uno ha di sé. L’autostima vien meno negli stati di depressione in cui l’individuo disprezza e svaluta sé stesso, mentre aumenta negli stati maniacali dove si ha un’ipertrofia del soggetto rispetto al mondo circostante. L’autovalutazione che è alla base dell’autostima, può esprimersi come sopravvalutazione o come autosvalutazione o sottovalutazione, per un’errata considerazione che ciascuno può avere di sé stesso rispetto agli altri o alla situazione in cui di volta in volta si trova ad operare.
Detto questo, mi sarei potuto gettare da un ponte. Non ho mai avuto un’alta considerazione di me. Dopotutto cosa potrebbe farmi pensare il contrario? Nei miei 25 anni di vita, ho ricoperto diversi ruoli. La mia teoria, secondo la quale l’esistenza di una persona sia da considerare simile ad un film, mi spingeva a pensare che in questi anni ero stato un bravo attore. Avevo ricoperto per molto tempo il ruolo del ragazzo ribelle, della pecora nera della famiglia, del giovane gay combattivo, del timido ragazzo di provincia alla ricerca di amicizie. Sono stato un attore inconsapevole, senza nessun copione da recitare, eppure tutta la mia storia sembra essere già stata scritta da qualcuno. Io ho dovuto solo premere il tasto play e vivere. Eppure spesso, il nastro si è inceppato.
Non ho mai avuto troppa autostima in vita mia. Forse sono stato educato all’umiltà, chissà. No, non è vero. Probabilmente, se la mia infanzia fosse stata diversa, se io non fossi stato gay, sarei stato il ragazzo più sicuro e narcisista mai esistito. Avrei calpestato sentimenti e sputato sentenze su tutto e tutti. Probabilmente avrei avuto più nemici che amici. Un bene, allora? No. Il troppo, in entrambi i casi, stroppia. Anni di isolamento sociale, mi avevano convinto che in me ci fosse qualcosa di sbagliato. Da bambino, soffrivo spesso di solitudine, eppure mi ero arreso all’idea che era meglio essere soli che male accompagnati. Il mio problema, allora, era che i bambini erano molto crudeli, altro che innocenti, ed io, ingenuo e genuino, pensavo che non valesse la pena di sforzarsi a trovare degli amici. Mi bastavo io. In qualche modo, avrei trovato la mia strada.
Oggi, la mia autostima è altalenante come gli indici di Wall Street. Prima su, poi giù, poi stazionari, poi l’inaspettato crollo. Da un po’ di giorni, guardandomi allo specchio, mi ero convinto di non essere affatto male. Gli occhi verdi, delle labbra carnose, dei lineamenti forti, mi rendevano sicuramente particolare. Io piaccio a me stesso per certi versi, solo che non ho mai avuto troppi riscontri positivi. So benissimo come sono fatti i gay… Il concetto del bello è molto relativo. Non basta essere carini, no, bisogna essere al meglio di sé e dimostrare ciò che si vuole essere e non ciò che si è. E’ un bel problema per un ragazzo spontaneo. Non ho mai fatto un vanto dei miei difetti, ma non me ne sono mai troppo vergognato.
Grazie a Mirko, ultimamente, mi sentivo il peggiore dei ragazzi. In realtà, non aveva colpe. Ero io che traevo conclusioni affrettate. Nel triangolo imperfetto che si era venuto a creare tra me, Mirko e Mauro, io avevo il ruolo del ragazzo respinto, qualunque sentimento provassi. Fisicamente parlando, so di non avere niente da invidiare a Mauro. Nonostante i suoi 38 anni, ha un fisico stupendo, e non dimostra assolutamente gli anni che ha. Io invece, come 25enne non sono messo un granché bene. Battaglia persa, insomma.
Eppure, ripenso ai mesi precedenti… Non avevo avuto un grande successo a livello sentimentale; basti pensare al ragazzo svizzero conosciuto lo scorso inverno, Michele, e poi a Samuel, e ancora a Federico, il bel ragazzo del Lago Maggiore. Tutti e tre ragazzi bellissimi nell’aspetto, un po’ meno nell’aspetto interiore. Se ero riuscito ad accalappiare ragazzi di tale bellezza, qualcosa voleva pur dire, no? E se a livello esteriore, potevo concedermi il “ragionevole dubbio”, cosa dire delle belle parole dette al sottoscritto?
Ultimamente, sempre più spesso, mi capita di sentirmi dire che sono una bella persona, ed ogni volta che qualcuno me lo dice, resto un po’ sorpreso. Che cosa c’è di bello in me? Che cosa spinge una persona a dire ad un’altra che è una bella persona, una creatura meravigliosa? Non potendo trovare una risposta, ho ripensato al passato, a quando io stesso confidavo a qualcun altro che per me era un’esistenza speciale, una persona bellissima. E ricordo che non si trattava dei pregi o dei difetti che questa persona aveva. E non si trattava nemmeno dell’aspetto fisico. Era soltanto, per modo di dire, questione di… sensazioni. Avere accanto qualcuno alla quale senti di poter dire tutto, una persona che sa ascoltare e che ti sa capire senza troppe parole, qualcuno che ti mette talmente a tuo agio, da non dover chiedere conferme… E’ stupendo, no?
E se davvero io rappresentavo anche solo il 30% di tutto questo, non potevo che essere felice. A quel punto, che importa se Mirko non ricambia i miei sentimenti? Che importa se non ho una rubrica piena di numeri di telefono? A questo punto, mi sono già convinto di essere un bravo ragazzo, anzi, un ragazzo meraviglioso. Di quelli, che fanno la fortuna di un altro uomo.
Minako82 - 23:26 -
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venerdì, 20 giugno 2008
L’ambiente giusto per scrivere? Non credo che esista. Raramente però, mi metto a “creare” nella tranquillità e nell’intimità della mia cameretta. Spesso prendo il portatile, mi sdraio sul letto e mi perdo a navigare dove la curiosità mi spinge. Tutto qui.
No, per creare, mi mimetizzo tra la gente. Spesso capita che io mi sieda al tavolino di un bar, e mentre Emule scarica mp3 o film, io scrivo sorseggiando un cappuccino e divorando una brioche. Ormai è una tradizione, un rito. Ed è forse una delle poche volte, in cui mischiarmi tra le persone non mi crea disagio.
E’ da un paio di settimane che ho cambiato postazione. In genere, finito di lavorare, mi siedo al bar del centro commerciale dove lavoro. Da un po’ a questa parte, invece, ho preso l’abitudine di prendere il portatile e andarmene in giro per Varese. Mi sono soffermato sempre in un centro commerciale con bar all’aperto. Non c’è niente di meglio che scrivere sotto l’ombrellone, con una granita dissetante pronta a rinfrescarti, e tutta la tranquillità necessaria per scrivere ciò che ti succede. E in uno di quei pomeriggi assolati, con una brezza di vento primaverile, mi ero accorto di loro… Sotto gli ombrelloni, c’erano diversi tavolini marchiati Coca Cola, e nella tranquillità di quel pomeriggio, il chiacchiericcio di un gruppetto di tre anziani, rompeva il silenzio che mi circondava. Non che mi desse fastidio, anzi. Erano due uomini sulla settantina e una donna sulla sessantina… Avevano qualcosa di particolare. Uno di questi signori aveva qualche problema a camminare, perché avevo notato accanto a lui un bastone. Era sicuramente il più vecchio tra i presenti, e per come era vestito (e addobbato), mi era stato chiaro subito di avere di fronte un gay con un piede nella fossa. Anche il tizio che gli era accanto doveva esserlo. Non so che tipo di relazione potesse esserci tra i due, ma sembravano amici complici, di quelli veri; una di quelle amicizie dove non ci sono implicazioni di tipo sessuale. Era come avere di fronte una versione meno esilarante di “Piume di struzzo”.
La donna con loro era decisamente bizzarra. Aveva una folta chioma bionda, occhiali da sole, rossetto rosa shock e lucidalabbra… Insomma, un look da sessantenne giovanile che non vuole rinunciare a mostrare la sua femminilità e bellezza. Nonostante l’età, indossava una maglietta scollata sul davanti e aperta dietro, pelle abbronzata, anelli e bigiotteria lungo tutte le dita delle mani e orecchini grandi come lampadari.
Se i due uomini parlavano poco, la signora non stava zitta un minuto. Era come un fiume in piena; sempre a ridere e a chiacchierare di qualsiasi cosa. Non mancava ogni tanto di aggiungere frasi apparentemente deliranti, del tipo: “Io voglio bene a tutti i miei amici, io li amo.”, “Voglio bene anche a voi due come se foste i miei bambini…”, “Che importa essere single, se ho accanto dei ragazzi come voi?”, “Meglio avere dieci buoni amici e fare l’amore con uno di loro, piuttosto che avere un compagno vita natural durante!”. Stupito da queste frase, cominciavo a chiedermi se la signora fosse completamente impazzita. E anche vagamente arrapata… Le frasi che esclamava, le diceva con entusiasmo e decisione, come se non le importasse davvero della solitudine. Ma forse la solitudine non c’entrava. Forse aveva capito il segreto della felicità, e per un ragazzo come me, quel tipo di pazzia, doveva sembrare un problema mentale grave. Forse ero stato troppo cinico nel giudicarla inferma. Avrei dovuto piuttosto stringerle le mani e farle i complimenti per avere scoperto un prezioso tesoro, a me tanto sconosciuto.
E mentre continuavo a scrivere e a mangiare la mia granita, la sentivo prendersi in giro e ridere, quando i due uomini le avevano fatto notare di avere del rossetto sui denti. E grazie a lei, cominciai a ridere anche io, senza preoccuparmi che potessero vedermi o sentire. Non ridevo di scherno per la signora con i denti rosa. Assaporavo soltanto la sua felicità.
giovedì, 19 giugno 2008
Vivevo giorni di angoscia. Anche senza pensare direttamente a Mirko, dentro di me, sapevo che qualcosa non andava. La notte, dormivo sonni agitati e durante il giorno sentivo sullo stomaco tutta la tristezza e il nervosismo che tutta questa storia comportava.
Non mi è ancora chiaro cosa provo per Mirko. So soltanto che ho paura di perderlo, e soprattutto mi da fastidio che lui presti attenzione a qualcun altro. Questo è amore? Il dolore, in tutta questa storia lo conoscevo fin troppo bene. Avevo visto qualche sera prima, Mirko e Mauro stuzzicarsi a vicenda, Mirko leccare il collo di Mauro, e tenersi la mano sotto il tavolo. Accanto a me, Alberto cercava di distogliere la mia attenzione sulle piccole effusioni degli altri due, ma sentivo lo stomaco contorcersi dal nervosismo. In realtà, avrei potuto reagire come qualche domenica prima, al Borgo, quando in preda ad un’irrazionale ira, mi buttai su Mirko prendendolo a pugni sulla spalla… Ora non sarebbe stato più un gesto tanto irrazionale. Forse più di disperazione.
Non ero la sola vittima sul campo di battaglia. Tutti, a livello emotivo, eravamo soggetti a rischio che potevano soffrire per questa situazione. Se da una parte c’ero io, che soffrivo dell’avvicinamento tra Mirko e Mauro, lo stesso Mirko aveva le sue paure da affrontare. Da gay ancora novellino, non aveva mai affrontato tale tipo di situazioni. Non aveva mai provato la caccia, la conquista e la fuga. Quello che sapeva, era che un ragazzo carino (Mauro) aveva ceduto al suo gioco di seduzione, e questo lo compiaceva. E se non fosse più stato un gioco? E se un giorno si fosse trasformato in qualcosa di più forte, di più importante, cosa avrebbe fatto? E se Mauro non avesse ricambiato? Mirko commetteva un errore comune: si proiettava in futuro tanto lontano quanto imprevedibile. E mentre Mirko si interrogava sul futuro del suo gioco di seduzione, Alberto pensava all’incolumità e all’equilibrio che avevamo ritrovato come gruppo di amici. Ora che Mauro era tornato single dopo la sua ultima relazione, avremmo avuto più possibilità di uscire tutti insieme. Dopotutto eravamo amici di lunga data, chi più e chi meno. E invece ora, aveva di che preoccupar